|
 Gheshe Tulku Gyatso commenta ogni mercoledì (ore 20.45) il
testo BodhisattvaCharyavatara, composto nell'VIII sec. d.C. dal grande Maestro
indiano Shantideva. Si tratta di un testo di notevole importanza che combina raffinatezza dialettica a bellezza poetica.
 La Via del Bodhisattva (o BodhisattvaCharyavatara,
letteralmente Una Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva) è
uno dei grandi classici del buddhismo mahayana. Presentato in
forma di una personale meditazione in versi, delinea il sentiero dei
bodhisattva – gli esseri che, cercando di mettere fine alle sofferenze
del mondo, rinunciano alla pace della salvezza personale e fanno voto di
operare per la liberazione di tutti gli esseri, ottenendo così
l’illuminazione per il loro bene.
Originariamente scritto in India in sanscrito, divenne ben presto un
classico nel curriculum di studi delle università monastiche
dell’India, e la sua fama è continuata a crescere sin da allora, per più
di mille anni. Il testo venne tradotto in lingua tibetana subito dopo
la sua composizione, nell’ottavo secolo dell’era presente e, sino ai
nostri giorni, in tutte le quattro scuole del Buddhismo tibetano non vi è
singolo trattato più profondamente venerato e ampiamente praticato
della Via del Bodhisattva.
La presentazione fatta da Shantideva dei metodi atti ad armonizzare
il proprio modo di vivere con l’ideale del bodhisattva inizia con una
lode alla mente dell’illuminazione, l’aspirazione altruistica del
bodhisattva di ottenere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli
esseri. Nei capitoli seguenti, Shantideva ispira il lettore a coltivare
ognuna delle sei perfezioni che costituiscono il fondamento dello stile
di vita del bodhisattva: la generosità, l’etica, la pazienza, la
perseveranza colma di entusiasmo, la meditazione e la saggezza.
L’insegnamento sulla meditazione culmina con le profonda pratica di
scambiare se stessi con gli altri, mentre il famoso capitolo nono
presenta la diretta realizzazione della vacuità, la perfezione della
saggezza, come spiegata nella tradizione Madhyamaka, o ’Via
di Mezzo’ di Nagarjuna e Chandrakirti. Mediante i versi di questo
testo, Shantideva riesce a comunicare le qualità di accuratezza
espositiva, esperienza contemplativa e bellezza lirica che hanno
ispirato intere generazioni di praticanti dello spirito.
Come afferma Sua Santità il Dalai Lama:
«Il principale scopo degli insegnamenti del mahayana è lo
sviluppo di una mente che desidera fare il bene degli altri esseri
viventi. Accrescendo la nostra sensazione di pace e di felicita saremo
naturalmente in grado di contribuire in misura molto maggiore alla pace e
alla felicità degli altri. Trasformare la mente e coltivare un
atteggiamento altruistico, positivo e responsabile fornisce
immediatamente grandi benefici. Qualsiasi siano i problemi e le
difficoltà che dobbiamo sperimentare, possiamo affrontarli con coraggio,
con calma e con animo lieto. Per tale motivo, questa positiva
trasformazione della mente diventa anche il fondamento di ogni felicità
futura, in tutte le prossime vite. Gli insegnamenti e le istruzioni del
Buddha-dharma e in particolare gli insegnamenti del Mahayana contenuti
nel Bodhisattvacharyavatara continuano ad essere validi e utili
anche oggi, ai nostri giorni. Se mettiamo sinceramente in pratica
l’essenza di questi insegnamenti, non avremo alcun dubbio sulla loro
efficacia. I benefici derivanti dallo sviluppo di qualità come l’amore,
la compassione, la generosità e la pazienza non sono confinati
unicamente al livello personale; essi si estendono a tutti gli esseri
viventi e contribuiscono persino al mantenimento dell’armonia
dell’ambiente in cui tutti viviamo. Ecco perchè incoraggio le persone a
prestare attenzione a queste pratiche; il motivo non è quello di
preservarne la tradizione.» (tratto dalla presentazione del testo edito da Chiara Luce Edizioni, Pomaia).
|